| Indice |
|---|
| La violenza e la meditazione. |
| 1 |
| 2 |
| 3 |
| 4 |
| Tutte le pagine |
Pagina 1 di 5
Discorso di Piero R. Verri (A.C. Brahmananda) in occasione di un ritiro di Meditazione
Qualunque persona che seriamente si dedica a coltivare la propria spiritualità deve, per forza di cose, lavorare sulla “violenza” per poterla comprendere e trasformare. Questo lavoro per essere fruttuoso deve essere svolto con attenzione osservando la violenza in modo totale e pieno, prima su di sé e poi nei rapporti interpersonali.
Ci troviamo nel secondo giorno di questo ritiro di silenzio e la mente di ognuno di noi ha ora acquisito quiete, spazio, attenzione ed è, di conseguenza, più chiara e lucida, direi più essenziale e sensibile per riuscire a guardare “oggi” cosa è la violenza, questo impulso alla sopraffazione che facilmente prende dimora nell’essere umano.Proviamo allora a vedere se ci è possibile non offrire ospitalità alla violenza ed esserne liberi. Intanto occorre distinguere la violenza espressa da quella non espressa; quella espressa la conosciamo, è visibile. E’ fatta di gesti violenti, di parole cattive, di urla, di sopraffazioni ecc. Quella non espressa si radica nel profondo, è nascosta, colleziona e accumula inconsciamente rabbia, paura, risentimento, odio, frustrazione, resistenze emotive ecc. Crea sensi di colpa sia verso di sé che verso gli altri.
Riconoscendo e avvicinando, con gli ausili meditativi, la forte energia di questa violenza avremo modo di lavorarci sopra e di impiegarla diversamente. Forse ognuno di noi sa che esprimere violenza richiede molta energia, mentale e fisica nella sua espressione visibile e soprattutto mentale nella sua espressione nascosta. E’ anche vero che l’energia mentale condiziona comunque il fisico; nascono così tensioni muscolari, vizi di postura, problemi vari a carico degli organi interni ecc. A livello mentale consuma, corrode e frammenta la persona nella sua interiorità, nel suo modo di pensare e di rapportarsi alla vita. Questo aspetto della violenza spesso sfugge alle nostre valutazioni, infatti di rado la intendiamo come qualcosa che fa male prima a se stessi e successivamente agli altri. Quando ci rendiamo conto di questa violenza, quando veramente la vediamo e ne prendiamo coscienza, non si può più fare finta di nulla perché quell’energia assume note stonate, comincia a infastidirci e allora va trasformata, va spinta su altre strade, su altri comportamenti. Quando si comprende e si vede a tutto tondo questa verità, la violenza dell’energia distruttiva si trasforma in energia altra, quieta e creativa.
Cerchiamo ora di capire i meccanismi che muovono la violenza cominciando col considerare che la parola violenza indica la natura o la qualità di chi o di ciò che è violento, è quindi sinonimo di brutalità, di durezza. In senso figurato denota abuso, angheria, sopraffazione ecc. Questi significati comprendono una grande quantità di atti, parole e pensieri. Facciamo qualche esempio: per giungere alla sopraffazione la violenza “colta” si serve delle parole espresse con gentilezza e grande forza di persuasione, la violenza “grezza” si serve della forza o delle parole urlate.
C’è violenza anche quando si tollerano situazioni indegne o disoneste, quando si tace o si omette la verità perché anche questi atteggiamenti possono trasformarsi indirettamente in offesa come quando un nostro nemico viene accusato di qualcosa che non ha commesso e noi evitiamo di parlare per discolparlo. Ancora la violenza si può manifestare in forma aggressiva, competitiva, per proteggere se stessi o acquistare importanza, per uniformarsi ad un modello ideale; è violenza anche lo sforzo di reprimersi e controllarsi per raggiungere un ideale di non-violenza come se si trattasse solo di questioni di superficie, di azione fisica e non invece d’interiorità mentale.
Per andare alla radice della questione dobbiamo aiutare la mente con la Meditazione così che possa agevolmente riconoscere le forme della violenza: all’inizio la mente se ne accorgerà quando sono state già attuate, ma successivamente le coglierà in atto e infine, progredendo sulla strada della meditazione, le coglierà mentre si vanno formando.






